SECOLO XX e dintorni

domenica, dicembre 26, 2004

NAZISMO/NAZISMO e CATTOLICI

Nel numero di Ottobre di '30 giorni', lunga intervista a Giorgio Galli sulle radici occultistiche del nazismo. Inquietante e interessante. Nel numero di Novembre della stessa rivista, alcuni articoli sul Cardinal von Galen, il Leone di Münster, «l’oppositore più ostinato del nazismo», come l’aveva definito nel ’42 il New York Times, recentemente canonizzato. In particolare, segnaliamo l'ultimo intervento pubblico del 1946.


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Natale 2004
Contributo di don Luigi Giussani per il Tg2 Rai del 24 dicembre (dal sito www.clonline.org)

Perché Gesù viene?
Come può l’uomo di oggi stare davanti a questa notizia?
E il Natale, che cos’è?
Natale è l’amore di Cristo all’uomo.
L’Essere nuovo entra nel mondo.
L’Essere nuovo come prima non c’era, nella novità del suo comunicarsi agli uomini.
Un Essere nuovo entra nel mondo, il mondo del Dio vero.
Un Essere nuovo in tutto il profilo del mondo, in quel luogo, fiorì.
Tutto viene da Lui, ma qui la novità di una vita predomina. Una nuova creatura vince l’antica. L’antica creazione alla nuova si oppone, ma col Natale il calore ritorna nel mondo, e tutto riecheggia all’appello divino, al Mistero che c’è.
L’impossibile, cioè il Mistero, è immeritato dall’uomo. Eppure qui avviene un fuoco, una affezione che avvolge, un calore che predomina nell’immenso atrio del mondo, nello spazio eterno.
Qui è il presentimento di una cosa nuova che infervora, e tutto tende a fare diventare concreto. E proprio per questo suscita una grande devozione.
Come grazia divina, in tempi stabiliti, il Figlio di Dio è diventato un bambino nella storia umana, si è appropriato di canoni e formule di una esistenza.
Nel ricordo e nella memoria di quel Fatto, la testimonianza del Figlio di Dio emerge sempre più forte e l’impotenza del male diventa la figura dominante di tutta la storia. E il popolo di Jahvè sorge a investire il mondo. Così, per ogni giorno di vita, nelle mani del popolo cristiano resta la scommessa del potere di Dio nel tempo, e la preghiera alla Madonna che si realizzi in ogni circostanza.














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giovedì, dicembre 23, 2004

COMUNISMO in URSS

I martiri di Leningrado (di Romano Scalfi - da Avvenire 23-12-2004)

Il martirologio di Leningrado è uno dei vari «Libri della memoria» che sono usciti in alcune città dell'ex Urss, per tramandare i nomi delle vittime del grande terrore, e fare in modo che la massa degli uccisi non si riduca a un'unica, informe e impersonale astrazione fatta di migliaia e di milioni. Ricordarli per nome, uno a uno equivale ad affermare il valore assoluto di ogni singola persona, e questa è la risposta più certa al pericolo del totalitarismo.
L'idea di pubblicare gli elenchi nominali dei fucilati a Leningrado e provincia, era già stata concepita nel 1988, tra i suoi promotori c'erano varie associazioni di parenti delle vittime e l'amministrazione cittadina. Il libro ha preso definitivamente forma nel 1991, quando la sezione locale del Kgb ha dato finalmente l'assenso ad aprire i propri archivi segreti; dal 1995 ad oggi sono usciti 5 volumi. Sempre nel contesto della ricostruzione della memoria, il gruppo «Ricerca» dell'Associazione Memorial nel 1989 ha anche individuato il luogo, ancora sconosciuto, in cui si seppellivano le vittime durante l'acme del terrore, cioè gli anni 1937-1938. Poco dopo il cimitero di Levašovo, uno dei più grossi siti segreti di fosse comuni trovati finora nell'ex Unione Sovietica, è stato trasformato in memoriale. Qui in soli due anni (1937-1938) furono seppellite 46.771 persone fucilate per motivi politici.

Le direttive del ministro Ezov
Negli elenchi del Martirologio appaiono soltanto quelli la cui fucilazione è provata da un documento ufficiale ritrovato negli archivi segreti della polizia. Non sono invece considerati i prigionieri uccisi «accidentalmente» nei lager, morti durante le torture degli interrogatori o per altre violenze. Una parte considerevole dei fucilati proviene dai lager delle isole Solovki di cui nel testo si porta ampia documentazione. In particolare, il quarto volume del Martirologio, che riporta solo i nomi dei fucilati nel dicembre 1937 (4.457 persone di cui 228 donne), ci interessa perché contiene anche il nome di padre Pavel Florenskij.
Nel giugno 1937 il lager delle Solovki a «destinazione speciale» viene trasformato in prigione, al comando del maggiore dell'Nkvd Apeter. Correndo il 20° anniversario della rivoluzione d'Ottobre, gli organi del Politburo decidono di liquidare una volta per sempre, entro il 5 dicembre (giorno della Costituzione staliniana), gli elementi indesiderati, «i cittadini socialmente pericolosi». La fucilazione sistematica dei detenuti alle Solovki viene firmata da Ežov, ministro degli Interni, il 16 agosto 1937: «1. Entro due mesi, a partire dal 25 agosto, portare a termine l'operazione per reprimere i più attivi elementi controrivoluzionari condannati per attività spionistiche, ribellione, terrorismo, insubordinazione e banditismo, come pure i membri di partiti antisovietici e altri rivoluzionari che nella prigionia hanno un comportamento antisovietico... 3. Il numero dei detenuti da fucilare per la prigione delle Solovki è fissato a 1.200». Nei mesi di agosto e settembre i dirigenti delle Solovki trasmettono ai superiori di Leningrado i nominativi e i fascicoli di 1.116 detenuti destinati alla fucilazione; ai primi di ottobre questi materiali vengono letti e raggruppati in 5 liste da sottoporre per la definitiva ratifica al collegio giudicante composto da tre ufficiali, la trojka.
Il 19 ottobre inizia il trasporto dei condannati dalle isole alla terraferma, come si trattasse di un normale trasferimento a un altro lager, con il bagaglio e i soldi, affinché fino all'ultimo non vengano a sapere la sorte che li aspetta. Il trasferimento dei prigionieri avviene in cinque contingenti, in base ai 5 elenchi stilati a Leningrado. L'elenco del primo contingente (208 condannati), redatto in due copie, presenta due varianti. Nella seconda copia scompare il nome del detenuto F. Rodionov, picchiato a morte il giorno prima dalle guardie; inoltre nella prima copia il numero 52 corrispondente a Kamilla Krušel'nickaja, unica donna del gruppo, è segnato con un cerchietto, nella seconda copia il n. 52 è cancellato (Kamilla, amica della Abrikosova, è una cattolica di rito bizantino). Perché nell'elenco sottoscritto il 27 ottobre 1937 sia scomparso il nome di Kamilla non è dato sapere, come è incerto se sia stata fucilata assieme agli altri il 27 ottobre nei boschi di Sandormoch al 16° chilometro sulla strada per Povenec. I condannati degli altri quattro convogli vengono fucilati rispettivamente il 1, 2, 3 e 4 novembre 1937. I prigionieri vengono svestiti e lasciati con la sola biancheria, legati mani e piedi, imbavagliati, distesi a cataste su autocarri e quindi portati nel bosco per la fucilazione.
Nei boschi di Sandormoch gli ufficiali Matveev e Alafer fucilano personalmente 1.111 persone su 1.116 trasportate dalle Solovki (delle altre cinque, una è morta per le percosse, 4 saranno fucilate in seguito). Con questo si conclude l'operazione secondo il piano previsto dal partito. Ma, come spesso accade in casi simili, gli operatori più zelanti si sentono in dovere di superare il piano, e dalle Solovki inviano i fascicoli di altre 509 persone destinate al massacro. Fra queste figura anche il nome dello scienziato e teologo ortodosso, padre Pavel Florenskij. I documenti che accompagnano i detenuti delle Solovki sono in genere molto laconici, sgrammaticati, assurdi, ma quello che accompagna il detenuto Florenskij è particolarmente conciso: «Svolge attività controrivoluzionaria, loda il nemico del popolo Trockij».
Il nuovo contingente destinato alla fucilazione viene imbarcato alle Solovki nei giorni 4-5 dicembre 1937; a Kem' viene caricato su vagoni alla volta di Leningrado, perché le difficoltà logistiche, i tentativi di fuga e persino di rivolta accaduti nei boschi di Sandormoch sconsigliano di ripetere l'esperienza in quel luogo. Il convoglio giunge in città il 7 dicembre. Nella notte dell'8 dicembre vengono fucilati 500 prigionieri, 8 saranno fucilati in s eguito.
L'istruzione di Ežov del 16 agosto 1937 che prevedeva la fucilazione di 1.200 elementi delle Solovki viene ampiamente superata con il numero complessivo di 1.627 vittime innocenti. Nel numero non è però considerato Apeter, direttore della prigione delle Solovki, arrestato l'1 novembre 1937 e fucilato il 22 agosto 1938.

Le testimonianze dei figli
Accanto all'elenco asciutto dei nominativi, il Martirologio riporta testimonianze di figli, nipoti, ancora straziati nella loro dolente umanità, pur a tanti anni di distanza. Il valore umano e civile dell'opera di raccogliere questi lunghissimi martirologi è ben espresso da Aleksej Priemyšev: «Nell'estate del 1992 venni a sapere che avevo diritto di vedere il fascicolo di mio padre. Quello stesso giorno mi recai all'ufficio riabilitazioni e compilai la richiesta. Già sapevo che mio padre era morto: durante il disgelo, nel 1958, avevo infatti ricevuto un certificato: "Priemyšev Vasilij, nato nel 1903, riabilitato post-mortem". Neanche una parola sulle cause della morte né sul luogo del seppellimento. Nel giugno 1995 volli andare a Pietroburgo per visitare il memoriale di Levašovo, di cui parlavano spesso sui giornali, alla radio, alla televisione. Nel museo c'era il "Libro della memoria" ma non ci trovai il nome di mio padre, allora mi recai alla redazione, presso la Biblioteca nazionale. L'impiegato mi chiese cognome, luogo e data di nascita di mio padre, e la data della fucilazione. Mentre aspettavo il cuore mi scoppiava dall'agitazione. Poi quello tornò e mi allungò una fotocopia che conteneva un elenco, lo scorsi rapidamente ed ecco, al "n. 8018. Priemyšev Vasilij Vasil'evic, nato nel 1903 a..., russo, non iscritto al Partito, agronomo, abitante... La condanna è stata eseguita il 5 dicembre 1937". Leggevo e non credevo ai miei occhi. Questa era la parola fine alla mia ricerca. Avevo realizzato il mio triste sogno ed ero arrivato al luogo dov'era seppellito mio padre. Nel 1996 sono tornato a Levašovo e ho messo un piccolo monumento. Il posto l'ho scelto a caso, visto che è impossibile stabilire il punto preciso. Fanno tutti così, chi mette una croce, chi un piccolo monumento, chi solo un cartello, magari inchiodato a un albero».

















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martedì, dicembre 21, 2004

Arte del XX secolo: Non siamo d'accordo

L'orinatoio di Duchamp e' l'opera piu' rappresentativa del Novecento, secondo una giuria di esperti inglesi. A noi sembra un segnale ulteriore del nichilismo attuale, e non ci sembra rappresenti esaurientemente questo secolo affascinante e terribile.

La nostra contro-proposta e' : New York City Explosion di Bill Congdon 1948.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Voi cosa ne pensate? Avete delle proposte? Segnalatele.


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STORIA DENTRO LA STORIA

Charles de Foucauld: Il secondo miracolo dell'apostolo dei Tuareg (da Avvenire 21-12-2004 di Gerolamo Fazzini)

Un "miracolo", Charles de Foucauld l’aveva già compiuto. Dando vita – lui, morto in solitudine, nel deserto, senza discepoli – a una famiglia spirituale straordinariamente feconda e ricca di ramificazioni imprevedibili. Ieri, con la promulgazione del decreto vaticano che riconosce un miracolo avvenuto per sua intercessione, si è aperta la strada verso la beatificazione canonica di frère Charles. Nel mondo sono già in moltissimi a guardare a lui quale profeta di nostri tempi. Come sta scritto sulla sua tomba, De Foucauld ha voluto "gridare il Vangelo con la vita". Ed è un grido che continua ad echeggiare, tanto nei luoghi isolati che i suoi fratelli e sorelle hanno eletto a dimora, quanto nel frastuono delle metropoli, "al cuore delle masse", dove pure hanno preso casa le fraternità che al suo nome si ispirano. È uno dei paradossi di Charles de Foucauld. Uno dei tanti, giacché l’intera sua esistenza è segnata da contraddizioni e insuccessi che solo alla luce del Vangelo si possono comprendere. Colui che oggi è considerato una delle figure di riferimento della missione di ieri e di domani – l’apostolo dei tuareg, il "marabutto bianco" che ai popoli del Sahara dedicò un autentico "progetto culturale" (un monumentale vocabolario e una raccolta di canti) – non ottenne tra costoro, nel corso della sua vita, nemmeno un’esplicita conversione al cristianesimo. Se la contabilità del Regno fosse quella del mondo, potremmo tranquillamente considerarlo un fallito, se non un vagabondo inconcludente. Algeria, Marocco, Terrasanta, Siria, di nuovo Algeria. Per tutta la vita frère Charles coltivò il desiderio di farsi "fratello universale" di quanti incontrava nel proprio pellegrinaggio, fino ad eleggere i beduini del deserto a vicini di casa. Ma non raccolse i frutti di tanto impegno. Oggi la sua stirpe spirituale è diffusa in ogni continente e l’esito di quell’oscura seminagione che fratel Carlo iniziò nel silenzio di Nazareth, alla scuola dell’Eucaristia, è a dir poco sorprendente. Chi scrive ha modo di leggere abitualmente il "Notiziario" delle Piccole sorelle di Gesù, e di ritenere questa lettura tra le più emozionanti. Vi si trovano storie semplici, apparentemente ordinarie, nelle quali tuttavia si gusta – inconfondibile – il "profumo del Vangelo". Ed è un fascino cui è difficile sottrarsi. Un’eloquenza tanto più convincente quanto più discreta. Giovanni Paolo II non poteva scegliere, in quest’anno dedicato all’Eucaristia, un testimonial più convincente di Charles de Foucauld. Un uomo che ha lasciato scritto di aver "perduto il cuore per quel Gesù di Nazaret crocifisso 1900 anni prima di lui"; un uomo che non poteva rinunciare alla contemplazione del Crocifisso e dall’adorazione eucaristica trasse sempre la forza per affrontare le difficoltà. Lo stesso avviene oggi – l’ho constatato di persona – nella slabbrata periferia dell’Avana come in molti altri slum e villaggi. È alla scuola dell’incarnazione – del Natale! – che fratel Carlo impara a essere discepolo (e, dunque, missionario). «Il mio apostolato – scrive – dev’essere l’apostolato della bontà. Vedendomi si deve dire: "Poiché quest’uomo è così buono, la sua religione dev’essere buona"». Non c’è altra via – fa capire De Foucauld – per "dire Dio oggi", tanto nella secolarizzata Europa, quanto nelle frontiere più impervie della missione. Persino laddove il dialogo con l’islam sembra impossibile e il martirio qualcosa di molto più concreto di un’eventualità. «Vivere come se dovessi morire oggi martire». L’aveva annotato sul suo quaderno. La morte violenta in un remoto angolo del deserto realizzerà quell’"unione totale con Gesù e a Gesù" cui frère Charles aveva sempre anelato.


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mercoledì, dicembre 15, 2004

CINA

Nuovi casi di repressione in Cina. (13-14 Dicembre). Alcuni membri dell'organizzazione Independent Chinese Pen Centre (Icpc), nata dopo la strage di Tienanmen, hanno sùbito arresti e minacce. Perchè in Occidente - ed in Italia - non si ascoltano certe voci?


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PENSIERO - DEL NOCE

Relazione di Massimo Borghesi sul pensiero di Augusto Del Noce, tenuta il 30 Settembre a Torino nell'ambito del congresso internazionale su Del Noce, organizzato dal Centro Frassati e dalla Fondazione Del Noce.


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mercoledì, dicembre 08, 2004

COMUNISMO 

Su Togliatti il grande compromesso (di P. Battista - La Stampa -7 Dicembre2004)

Il convegno su Palmiro Togliatti che si terrà a Roma dal 9 all'11 dicembre su iniziativa della Fondazione Gramsci e dell'Università Roma Tre rappresenta simbolicamente qualcosa di più della solita celebrazione commemorativa o della compunta adunata di specialisti chiamati a dibattere accademicamente su una figura del passato. Sarà invece il palcoscenico se non di un compromesso storico, per lo meno di un compromesso politico-storiografico: del tentativo di includere Togliatti tra i busti dei Padri della Patria, ma senza le consuete fumisterie giustificazioniste che hanno permesso sinora di minimizzare, negare, ridimensionare, banalizzare le documentate responsabilità togliattiane nei crimini della storia comunista internazionale. Il riconoscimento di un ruolo cruciale e di una incontestabile grandezza di Togliatti nella costruzione della democrazia repubblicana italiana ma senza l'amputazione deformante del lato oscuro e terribile del togliattismo. La restituzione di una figura intera, contraddittoria ma vera, multiforme ma non edulcorata dalla memoria monumentalizzante e autoindulgente.

In passato, quando ancora c'era il Pci, il tono delle commemorazioni di Togliatti era l'unità di misura in grado di stabilire il grado di emancipazione del partito dall'eredità del Migliore: ogni parola di blanda condanna veniva salutata come un decisivo allontanamento, ogni difesa della tradizione togliattiana come la testimonianza dell'irriducibile continuismo della cultura di un partito incapace di strappare le proprie radici per assumere un'inequivocabile identità occidentale e socialdemocratica. Finito il Pci, la questione Togliatti è stata rimossa ma non risolta, oscillando tra la dimenticanza del passato e la rivendicazione acrobatica di un Togliatti «buono», nazionale, italiano, diverso dal Togliatti immerso negli orrori dell'Hotel Lux, delle apocalittiche purghe di Stalin, della decimazione degli antistalinisti nella guerra civile spagnola.

In altri tempi avrebbe fatto scalpore che la Fondazione Gramsci, carica di un crisma di ufficialità, avviasse un convegno in cui nessuna delle pagine oscure di Togliatti verrà sottaciuta (ne parlerà Elena Dundovich, che ha studiato la tragica sorte dei tanti comunisti italiani finiti nel Gulag con la complicità togliattiana). Ma è da tempo che Silvio Pons e Roberto Gualtieri, due studiosi che hanno seguito la strada tracciata da Giuseppe Vacca nel fare del «Gramsci» un centro di ricerca storiografica non omertosa e autocensurata, hanno avviato una rivisitazione critica del togliattismo senza le remore del passato. E non è sorprendente che il convegno su Togliatti abbia scelto interlocutori storici di matrice liberaldemocratica come Ernesto Galli della Loggia o Piero Craveri, studiosi che hanno indagato con coraggio il legame indissolubile tra Stalin e Togliatti come Elena Aga Rossi, o storici cattolici come Andrea Riccardi. Comune è l'idea che la comprensione del ruolo di Togliatti contempla la verità non dissimulata ma senza le guerre del passato, la ricostruzione di tutto il togliattismo senza quell'oscillare tra apologia e scomunica che è stato il leit-motiv dei decenni scorsi.

L'idea è che Togliatti possa uscire dalla tenaglia tra santificazione e demonizzazione senza le reticenze che il gruppo dirigente post-comunista ha mostrato in questi anni. Ciò che sinora la politica si è dimostrata incapace di fare viene assunto come compito da una storiografia che vuole disseppellire il passato senza complessi, facendo finalmente i conti con Togliatti per poterlo assumere come figura centrale della nostra storia nazionale.

 

 

 
 
 

 








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domenica, dicembre 05, 2004

I GUERRA MONDIALE

L'"inutile strage", come venne chiamata dal Papa Benedetto XV, all'origine di tanti disastri del Novecento europeo e mondiale, ha una figura gentile e nobile in Carlo I D'Asburgo, recentemente beatificato. Dal punto di vista storico, il suo impegno è risultato tragicamente fallimentare. Eppure... Forse questa figura di santo ci ricorda che non siamo chiamati a 'vincere' nella storia, ma certamente a non abbandonare la 'battaglia'. Qui una sintetica presentazione dell'ultimo imperatore cattolico europeo.


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mercoledì, dicembre 01, 2004

CINA 2004

La Cina dal totalitarismo comunista e maoista sta rapidamente passando ad un modello di liberismo sfrenato, senza liberta', ne' sociali, ne' economiche, ne' politiche. Un mostro di autoritarismo che pero' trova connivente il grande capitalismo occidentale, perche' garantisce grossi profitti senza richiedere nulla in cambio - se non stipendi assolutamente bassi, rispetto agli standard occidentali. Questa chiamano globalizzazione.

Noi abbiamo un altro modo di intendere la globalizzazione. Un modo che permetta a tutti i popoli e a tutte le nazioni di poter entrare con dignita' e in liberta' nel grande consesso mondiale. E' per questo che e' importante cominciare a seguire da vicino questo paese e appoggiare tutte le voci che chiedono liberta' e dignita'. Per questo continuiamo la campagna di sostegno per la liberta' di educazione ad Hong-Kong.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL DOLORE PER I MINATORI MORTI: La madre del 34enne Zhang Baozhong piange la morte del figlio nella tragedia avvenuta nella miniera di Tongchuan, nella regione cinese dello Shaanxi, nella quale hanno perso la vita 166 persone (Ansa). Altre notizie su Asianews.
 
 
 

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SECOLO XX e dintorni, il secolo più violento nella storia dell'umanità